Le sperimentazioni nel giacimento Cavone (nei pressi di Mirandola, area epicentrale dei sismi del maggio 2012) c’entrano o no con il sisma di questa mattina (20 giugno 2014)? E’ la domanda che si pongono in tanti, dopo il terremoto di stanotte e che pone anche il geologo professor Franco Ortolani.
“Ho letto che Sulpanaro.net, circa il sisma di questa mattina a pochi chilometri di distanza dal pozzo Cavone 14 e alla stessa profondità ipocentrale alla quale sono state effettuate le reiniezioni, ha chiesto una nota ufficiale in Regione la quale ha rimandato all’ufficio stampa dell’azienda che sta operando al Cavone – riepiloga Ortolani – Sulpanaro.net dice che ha contattato la compagnia e aspetta risposte che prontamente saranno riferite Sulpanaro.net nel frattempo può pubblicare la risposta scritta della Regione con la quale ha rimandato all’ufficio stampa della compagnia?
Ricordo male o la compagnia petrolifera è una potenziale indiziata-corresponsabile, secondo il rapporto ICHESE, dell’attivazione della scossa del 20 maggio 2012?
Se non ricordo male, non è proprio questa potenziale indiziata-corresponsabile, secondo il rapporto ICHESE, che deve accertare se è corresponsabile degli eventi sismici del maggio 2012?
E ora, se ho ben capito, la Regione sostiene che tutti i dati della sperimentazione sono nelle mani di questa potenziale indiziata-corresponsabile, secondo il rapporto ICHESE.
La situazione non mi appare molto trasparente! O sbaglio?” è la valutazione di Ortolani.
“Ammettendo che le sperimentazioni dei giorni scorsi non abbiano innescato il sisma di questa mattina, come posso io semplice cittadino – prosegue il prof – avere fiducia di essere tutelato?
Se posso dare un consiglio spassionato a coloro che si esprimeranno ufficialmente sulle sperimentazioni nel giacimento Cavone e circa le possibili relazioni tra tali sperimentazioni, finite pochi giorni fa, e il sisma di questa mattina (20 giugno 2014) è questo: ricordate che sono stati condannati i componenti della Commissione Grandi Rischi per le dichiarazioni fatte una settimana prima del sisma dell’Aquila.
Il mio è un invito a non essere precipitosi e troppo ossequiosi: le risposte ufficiali servono a chiarire trasparentemente le problematiche a vantaggio della sicurezza di tutti i cittadini e non solo di qualcuno!
Ricordate che il sottosuolo è articolato e non completamente conosciuto; in tale quadro di non soddisfacente conoscenza si possono verificare eventi “sorprendenti” ma che sarebbero prevedibili avendo a disposizione una adeguata conoscenza di tutto il volume crostale (e non solo dei primi chilometri di sottosuolo) sismicamente instabile che ospita strutture sismogenetiche (e del suo attuale “accumulo residuo di energia tettonica”).
Si evidenzia che c’è un altro problema non secondario: la delibera del 4 febbraio 1977 del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento “Criteri, metodologie e norme tecniche generali di cui all’art. 2, lettere b), d) ed e), della L. 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela delle acque dall’inquinamento”. GU n. 48 del 21-2-1977 – Suppl. Ordinario, individua i seguenti requisiti generali per lo scarico nel suolo limitatamente alla immissione in unità geologiche profonde: 1- formazioni geologiche atte a ricevere gli effluenti, sicuramente isolate dalla superficie e dai serbatoi contenenti acqua dolce e/o altre risorse utili; 2- che dette formazioni siano situate in zone tettonicamente e sismicamente favorevoli.
L’importanza di questi requisiti è richiamata anche – prosegue il professore – da Eni Corporate University, Scuola Enrico Mattei, Master MEDEA 2002/03, che a pagg. 11 e 12 circa il Progetto “Water Management”, Inquadramento normativo italiano per la reiniezione nel sottosuolo richiama il panorama legislativo italiano che regolamenta lo smaltimento dei rifiuti liquidi attraverso la reiniezione nel sottosuolo: • Legge Merli 319/76; e la Delibera del Comitato dei ministri per la tutela delle acque che vieta la effettuazione di reiniezioni in zone sismicamente attive.
E’ evidente che il sottosuolo dove si trova il giacimento Cavone è tettonicamente e sismicamente attivo per cui le iniezioni di fluidi ad alta pressione sono vietate secondo la delibera citata.
I giuristi dicano se la delibera del 1977 è ancora valida, come sembra.
Se è ancora valida – chiude Ortolani – tale delibera evidenzia che le attività di iniezione nel pozzo Cavone 14 sono “al di fuori della legge”.
