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Trivellazioni sì e gas Rivara no, la Regione: “Nostro ruolo più forte”. Ma è polemica

da | Lug 16, 2015 | In Primo Piano, Mirandola, San Felice sul Panaro, San Possidonio, Novi | 0 commenti

La firma dell’accordo operativo tra Regione Emilia-Romagna e Ministero dello Sviluppo economico sulle attività estrattive, in cui si ribadisce il no alle tecniche di estrazione ad alta pressione – il cosiddetto fracking, peraltro già vietato dalla legge nazionale – e al progetto di stoccaggio gas di Rivara, così come all’utilizzo dell’acquifero profondo di Rivara per qualsiasi altra finalità di stoccaggio, ma ha visto la Giunta revocare la sospensione delle attività di esplorazione ed estrazione di idrocarburi ed energia geotermica, ha portato inevitabilmente a diverse reazioni politiche, prima e dopo la conferenza stampa in cui oggi in Regione si è discusso dell’accordo e dei suoi effetti.

L’Accordo con il Mise
Scrive la Regione che “l’intesa, rispetto a quanto previsto dalla legge di conversione del cosiddetto decreto ‘Sblocca Italia’, rafforza ulteriormente il ruolo della Regione, consentendole di esercitare pienamente la sovranità sul proprio territorio; promuove l’innovazione tecnologica necessaria a fornire maggiori garanzie di protezione ambientale; consente un efficace controllo sulle attività, aumentando il livello di sicurezza.
Il protocollo prevede una prima applicazione delle Linee guida su tre campi pilota: Cavone (Mirandola, Modena) – coltivazione idrocarburi; Minerbio (Bologna) – stoccaggio gas; Casaglia (Ferrara) – coltivazione di risorse geotermiche.
Per monitorare costantemente le attività saranno installate: una rete di sensori di microsismicità, in grado di misurare anche scosse di lievissima intensità; un sistema di rilevazione delle deformazioni del suolo, capace di indicare con una precisione millimetrica qualsiasi variazione subita dal terreno; un sistema a semaforo, che consente di definire soglie di rischio anche molto basse e di far scattare, se necessario, la limitazione, la sospensione o l’interruzione delle attività.
Per poter lavorare, le società richiedenti titoli minerari dovranno essere dotate di questi nuovi mezzi tecnologici e sistemi di sicurezza e fornire tutte le garanzie economiche necessarie per sostenere le spese di funzionamento nel tempo di vita degli impianti.
L’accordo stabilisce inoltre che una parte delle risorse finanziarie derivanti dal Fondo nazionale e dal pagamento delle royalties alla Regione sia destinata ai Comuni dove sono insediati gli impianti produttivi e le aree di ricerca di idrocarburi, per azioni volte alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza territoriale. Attualmente allo Stato va il 30%, alla Regione il 55% e ai Comuni il 15%. Il gruppo di lavoro stabilirà nuovi criteri di ripartizione”.

Addetti e royalties 2014
Nel 2014 in Emilia-Romagna sono stati prodotti 225 milioni di metri cubi di gas (il 9,2% della produzione italiana) e 23 milioni di tonnellate di olio (lo 0,4% del totale nazionale): nell’intera regione nel 2014 sono stati pagati 7,5 milioni di royalties per le attività legate agli idrocarburi.

Le motivazioni della sospensione
In seguito al terremoto di maggio 2012, la Regione Emilia-Romagna, d’intesa con il Dipartimento nazionale di Protezione civile, ha istituito una Commissione internazionale tecnico-scientifica di esperti, nota come Ichese, per lo studio di possibili relazioni tra le attività estrattive di idrocarburi e l’aumento dell’attività sismica nell’area colpita dal sisma.
Sono state prese in esame tutte le attività di coltivazione o stoccaggio di idrocarburi nelle concessioni di Mirandola (compreso il Cavone), Spilamberto, Recovato e Minerbio, e le attività legate alla produzione di energia geotermica nella concessione di Casaglia, nell’area del cratere. Il Rapporto prodotto dalla Commissione ha escluso ogni possibile relazione tra l’attività sismica e le attività antropiche svolte in queste concessioni, sottolineando la necessità di effettuare ulteriori approfondimenti soltanto per l’area di Cavone.
Dopo la pubblicazione del Rapporto il Mise ha incaricato un gruppo di lavoro per definire specifiche Linee guida sul monitoraggio della microsismicità e delle deformazioni del suolo. Contemporaneamente Mise, Regione, Società concessionaria del campo di Cavone in aprile 2014 hanno stipulato un accordo per verificare le eventuali relazioni con il terremoto del 2012.
Il 23 aprile 2014 la Giunta regionale, in ossequio al principio di precauzione, con la delibera n. 547 ha disposto la sospensione di nuove attività di ricerca, coltivazione e stoccaggio di idrocarburi per il tempo strettamente necessario alla realizzazione degli approfondimenti tecnico-scientifici e all’emanazione delle Linee guida.
I risultati degli studi condotti al Cavone attraverso i più avanzati sistemi di ricerca e lo sviluppo del modello fisico del giacimento hanno permesso agli scienziati di concludere che “non vi è alcuna ragione fisica per sospettare che le variazioni di pressione agli ipocentri derivanti dalle attività di produzione o iniezione del Campo di Cavone abbiano innescato la sequenza del maggio 2012”.
Le Linee guida sono state consegnate dal gruppo di lavoro al Ministero a marzo 2015: i sistemi di monitoraggio che qui vengono indicati e ai quali le aziende concessionarie dovranno attenersi sono molto approfonditi e ricalcano le migliori pratiche e i più alti livelli di sviluppo e conoscenze disponibili.
Sia le Linee guida sia i risultati delle indagini tecnico-scientifiche condotte al campo Cavone sono consultabili on line all’indirizzo www.labcavone.it per garantire la massima trasparenza dei lavori svolti.

Le dichiarazioni di Costi e Gazzolo
“Con un atto coraggioso e di grande responsabilità – hanno affermatogli assessori regionali Costi e Gazzolo – l’anno scorso fu decisa, in via precauzionale e temporanea, la sospensione di nuovi permessi e concessioni. Oggi, con la stessa responsabilità e coerenza, revochiamo quella sospensione perché le indagini tecnico-scientifiche svolte in seguito alle raccomandazioni del Rapporto Ichese, approfondite sul Cavone, hanno fugato ogni dubbio e dimostrato che ci sono le condizioni per operare in piena sicurezza. Però abbiamo voluto andare oltre e siglare con il Ministero un accordo che stabilisce Linee guida stringenti per le aziende concessionarie e introduce ulteriori garanzie per lo svolgimento e il controllo delle attività, tra cui strumenti di monitoraggio di altissima tecnologia. A livello nazionale queste Linee guida vengono applicate in via sperimentale, noi le rendiamo obbligatorie immediatamente”.

La dichiarazione del gruppo del Movimento 5 Stelle in Regione
“La decisione della Giunta di ridare il via libera alle trivelle è molto grave perché esprime il totale disprezzo verso quei cittadini che prima e dopo il terremoto chiedevano semplicemente l’attuazione del principio di precauzione. Sdoganarle adesso, un anno dopo lo scandalo del rapporto Ichese tenuto chiuso in un cassetto per mesi e la farsa del monitoraggio al pozzo Cavone, è semplicemente da irresponsabili. D’altronde da questa Giunta non c’era da aspettarsi altro visto che nonostante le nostre continue sollecitazioni sembra non avere nessun interesse ad opporsi al decreto Sblocca Italia, che di fatto dà il via libera ai pozzi per la ricerca di gas e idrocarburi ovunque, così come hanno già annunciato altre regioni. Bonaccini si assuma la responsabilità politica e civile di questa decisione”.

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