L’8 marzo sia occasione per difendere il corpo delle donne. Stefano Lugli segretario regionale Rifondazione Comunista Emilia-Romagna interviene sui numeri dell’aborto in Emilia-Romagna, dove oltre la metà dei medici fa obiezione rifiutandosi di effettuare questa operazione.
“La legge 194 del 1978 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere alla Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione. La stessa legge – ricorda Lugli – prevede anche il diritto all’obiezione di coscienza dei medici in materia di aborto all’interno delle strutture pubbliche. Peccato che questo diritto nel corso degli anni si sia rivelato un’arma contro le donne, al punto che oggi in Emilia Romagna ben il 53%* dei medici ostetrici e ginecologici è obiettore di coscienza. Con la paradossale situazione che vede in 9 aziende sanitarie su 13 della Regione i medici obiettori addirittura in numero maggiore rispetto a quelli non obiettori. Dati che diventano ancora più gravi negli ospedali periferici, dove sempre più spesso i medici sono tutti obiettori costringendo le donne alla ricerca di ospedali in cui poter essere accolte. Meno accentuata, ma sempre molto alta, anche la percentuale di anestesisti obiettori che, in media, è pari al 32,5%.
Denunciamo questa situazione in occasione della giornata internazionale della donna e guardiamo a questo dato con grandissima preoccupazione, perché caratterizzato da un trend in costante crescita che rischia fra non molti anni di rendere la legge 194 inapplicabile.
Di fronte a questa situazione ribadiamo con forza che la legge 194 è un baluardo per la difesa del corpo delle donne, e per questo chiediamo alla Regione Emilia-Romagna che ogni presidio ospedaliero con reparti di ostetricia e ginecologia garantisca l’interruzione volontaria di gravidanza con la presenza di medici non obiettori. In questo senso il recente concorso della regione Lazio per l’assunzione di medici non obiettori con i quali permettere all’ospedale San Camillo di Roma di garantire il diritto all’interruzione di gravidanza è un esempio che va seguito in tutta Italia, anche in Emilia Romagna.
Il diritto dei medici di fare obiezione di coscienza non può mai ledere il diritto della donna a praticare l’aborto nelle migliori condizioni sanitarie e psicologiche possibili”.
Denunciamo questa situazione in occasione della giornata internazionale della donna e guardiamo a questo dato con grandissima preoccupazione, perché caratterizzato da un trend in costante crescita che rischia fra non molti anni di rendere la legge 194 inapplicabile.
Di fronte a questa situazione ribadiamo con forza che la legge 194 è un baluardo per la difesa del corpo delle donne, e per questo chiediamo alla Regione Emilia-Romagna che ogni presidio ospedaliero con reparti di ostetricia e ginecologia garantisca l’interruzione volontaria di gravidanza con la presenza di medici non obiettori. In questo senso il recente concorso della regione Lazio per l’assunzione di medici non obiettori con i quali permettere all’ospedale San Camillo di Roma di garantire il diritto all’interruzione di gravidanza è un esempio che va seguito in tutta Italia, anche in Emilia Romagna.
Il diritto dei medici di fare obiezione di coscienza non può mai ledere il diritto della donna a praticare l’aborto nelle migliori condizioni sanitarie e psicologiche possibili”.
* Fonte: Banca dati regionale I.V.G. Rilevazione regionale per conto del Ministero della Salute su attuazione della Legge 194/1978 – Ottobre 2015
