Sette giorni di prognosi per una ferita al piede, una scarpa persa nella calca, attimi di terrore vissuti quando meno ce li si aspetta, un drammatico ricordo che cade indelebile nelle memoria. “Quel boato della folla mi ha ricordato il terrore del terremoto”. La racconta così Luciana Trinchita, mirandolese di 48 anni impiegata in un’azienda biomedicale che ieri sera era con i tifosi juventini in piazza quando sono rimaste ferite più di 1500 persone (tre gravi, tra cui un bimbo), in segioto all’accalcarsi della folla spaventata per il rumore improvviso di una grata che cadeva confuso per una bomba.
Luciana era lì con loro, partita e tornata a Mirandola con l’obiettivo di gustarsi la partita, senza immaginare che sarebbe rimasta vittima di una tragedia e che sarebbe mai accaduto quanto poi è accaduto. Ha raggiunto piazza San Carlo per vedere sul maxischermo la finale di Champions League assieme agli altri tifosi del suo pullman organizzato.
Avevate notato qualcosa di strano in piazza?
Quando ieri pomeriggio siamo arrivati in Piazza San Carlo, questa era già gremita di tifosi. Io e due altre ragazze ci siamo un po’ staccate dal gruppo con cui avevamo viaggiato, poiché essendo piccole di statura non vedevamo il maxischermo collocato in piazza. Già ai controlli in entrata avevamo notato una stranezza: era fatto divieto di portare dentro le bottiglie di vetro, ma una volta entrate nell’area della piazza c’ erano numerosi venditori con dei carrellini con il ghiaccio e birra (in bottiglia) a volontà.
Davvero?
Già, prima dell’ inizio della partita, per terra era lastricato da bottiglie vuote abbandonate.
Noi eravamo all’altezza della statua collocata in piazza, nell’ala destra della stessa.
Come è proseguita la serata?
A parte la partita che non stava andando molto bene calcisticamente parlando, non c’era nulla che poteva presagire quello che poi è successo. Si interagisce con i vicini, ci si conosce e si sta insieme manifestando tutti la stessa passione per Juventus.
Quando ormai la partita era sul 3 a 1 per il Real, stavamo pensando seriamente insieme alle mie due amiche di uscire dalla piazza e andare verso il pullman, seguendo il resto del macht dal tablet che avevamo con noi.
Col senno di poi, sarebbe stata una buona idea….
Purtroppo non abbiamo avuto tempo di farlo. Ad un certo punto abbiamo sentito un tonfo che veniva dal centro della piazza. Subito dopo un rumore (che è ancora lì nella mia testa) come quando nel 2012 arrivavano le scosse quelle pese. Mi ricordo che le riconoscevo (come tutti noi penso) perché le sentivo arrivare.
Un rombo sordo che saliva prepotente dal basso?
Si,un rumore come di una metropolitana che passava, che si avvicinava sempre più e all’improvviso quelli sulla mia sinistra hanno cominciato a spingere e correre.
Terribile
Io sono stata travolta subito. Ho perso subito l’equilibrio e mi sono trovata distesa per terra, persone che mi cadevano addosso, mi scavalcano e quindi mi impedivano di rialzarmi subito. Avevo la gamba destra bloccata sotto il peso di qualcuno che, come me, faceva fatica a rialzarsi. Era un dolore così forte che ho pensato: qui mi fratturo il piede!
Per fortuna avevo lo zaino davanti invece che dietro, e io facevo scudo con questo per evitare di rimanere schiacciata perché facevo fatica a respirare. Subito ho pensato che fosse stato qualche cretino che voleva fare del casino a causa della partita che si era messa male, e che quindi si era messo a spingere, poi ho cominciato a capire che era qualcosa di più grande perché sono stati secondi interminabili e la mia mente è andata subito al ricordo dell’ Heysel e alle persone morte perché erano rimaste schiacciate. A quel punto ho pregato e pensato che non avevo proprio intenzione di morire lì. Aiutata da qualcuno che mi ha teso la mano, ho tirato fuori la gamba bloccata, perdendo purtroppo la scarpa destra e ho cominciato a camminare velocemente verso il porticato.
Chissà che paura
C’erano cocci di vetro dappertutto e speravo solo di non tagliarmi il piede. Ho un po’ seguito la fiumana di persone che correva senza una meta. Un sacco di ragazzi che dicevano di fare con calma perché non c’era nulla da preoccuparsi. Poi per fortuna ho intravisto il mio gruppo e sono andata verso di loro.
Cosa è accaduto dopo?
Non so quanta strada abbiamo fatto tra le vie di Torino. Io che camminavo scalza e con il piede dolorante, il terrore negli occhi degli altri a cui non riuscivamo dare delle parole. Le comunicazioni erano difficili. Ho chiamato casa per dire che era tutto a posto. Non volevo che vedendo le immagini in TV mio marito si preoccupasse. Poi, grazie al gruppo di Whatsapp creato per l’occasione, piano piano ci siamo ritrovati tutti vicino a Porta Nuova, dove poi è venuto il pullman a prenderci.
Stavate tutti bene?
Tutti ammaccati, ferite a gambe e braccia, chi aveva perso il cellulare, chi gli occhiali, ma comunque tutti ritrovati sani e salvi.
Nelle strade era un viavai di ambulanze e polizia, ma noi non sapevamo ancora cosa fosse successo di preciso.
Siete stati curati a Torino?
Non abbiamo voluto perdere altro tempo a Torino e abbiamo deciso di tornare a casa. L’autista del pullman ci ha dato il primo soccorso con quello che aveva a bordo, poi una volta arrivati a destinazione ognuno di noi siamo andati ai Pronto soccorso. A Parma si sono ritrovati in 18 provenienti da Torino (non tutti del nostro pullman). Io e un’altra ragazza siamo andati a Carpi, dove ci hanno visitato e fatto i raggi. Per fortuna niente di rotto. Ci è andata proprio bene.
Resterà, oltre alla ferite e alla scarpa persa, il ricordo di una serata terribile
Tra le tante cose racconto questa: una mia amica aveva perso il cellulare nel caos. Il ragazzo che lo ha raccolto da terra si è collegato alla nostra chat, scrivendo che voleva sapere dove trovarci per restituirlo. Ci ha ritrovati e lo ha restituito e questo mi ha fatto pensare che c’è ancora tanta bontà in giro, perché il cellulare in questione era anche molto costoso.

