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Almeno dieci milioni di euro truffati con la ricostruzione, ecco come funzionava

da | Dic 28, 2017 | In Primo Piano, Mirandola, Finale Emilia, Ricostruzione | 0 commenti

Prima di Natale la scoperta da parte della Guardia di Finanza di una truffa nel ferrarese per 10 milioni di euro contro 50 “furbetti del dopo terremoto”, ora indagati per truffa allo Stato e falsità ideologica per aver chiesto, in parte ottenuto, contributi per la ricostruzione dopo il sisma del 2012.

Da tempo, però, gli uomini della Guardia di Finanza stanno eseguendo anche nella Bassa numerosi accertamenti soprattutto sui fienili ricostruiti – anche a peso d’oro e che già hanno suscitato indignazione tra numerosi terremotati – e i rimborsi delle scorte andate distrutte nei crolli dei capannoni. Sono, secondo quanto riporta la Gazzetta di Modena, decine le verifiche in corso, numeroso il materiale da controllare, incrociare e accertare, ma dai primi riscontri anche la ricostruzione della Bassa ha i suoi lati oscuri fatti di truffe allo Stato e danno erariale.

È nota la vicenda dei fienili che ha tenuto banco nei mesi scorsi grazie anche al lavoro del Comitato Verifica Ricostruzione che incrociando le foto retrodatate reperibile su internet sia tramite i satelliti che Google Maps e i fienili ricostruiti ha sollevato diversi dubbi, sfociando poi in esposti alla magistratura di Ferrara. È nuova invece la questione che riguarda le scorte distrutte. C’è una procedura che prevede il rimborso di quanto perso sotto i capannoni, ma evidentemente qualcuno ha alzato troppo l’asticella, riuscendo a passare per credibile di fronte ai verificatori regionali senza fare i conti con le verifiche incrociate della Guardia di Finanza. Si parla di rimborsi molto elevati rispetto a ciò che effettivamente è andato perso e quindi sono due i reati contestabili: la truffa ai danni dello Stato e il collegato danno erariale. Si tratta degli stessi reati contestati ad una cinquantina di persone, scoperte dalle Fiamme Gialle di Ferrara. Dai dati emersi i controlli hanno evidenziato come almeno il 30% delle istanze verificate siano risultate irregolari.

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