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Se la sperimentazione al Cavone serve per davvero. Se è libera e indipendente

da | Lug 7, 2014 | speciale terremoto, Ultime news | 0 commenti

di Franco Ortolani, geologo

Sperimentazione Cavone: non serve … invece serve!

Le attività petrolifere invasive nel sottosuolo del giacimento Cavone, nell’area epicentrale dei terremoti emiliani del maggio 2012, come è noto, sono state indicate nel rapporto ICHESE come probabili co-responsabili dell’attivazione della prima scossa del 20 maggio 2012.

La Commissione Terlizzese dovrebbe accertare se sia o meno vero tramite i risultati di una sperimentazione nei pozzi del giacimento iniettando fluidi inquinanti nel pozzo di reiniezione Cavone 14, dopo che centinaia di terremoti, oltre ai due più energetici del 20 e 29 maggio 2012, hanno sostanzialmente modificato lo stato del sottosuolo.
Si ricorda che, fatto singolare e preoccupante, le prove sono effettuate dalla stessa compagnia che è una probabile co-responsabile degli effetti dei disastrosi terremoti.

Il Resto del Carlino di Modena ha recentemente pubblicato una intervista alla Dottoressa Fedora Quattrocchi, dirigente dell’Ingv e scienziata di fama internazionale, circa le sperimentazioni Cavone. La scienziata ha affermato che sono «Inutili gli esperimenti al Cavone. Non dicono niente del sisma del 2012». Ha detto pure che “Manca tutta la modellizzazione dinamica tridimensionale di flusso e trasporto reattivo geomeccanico sull’intero blocco crostale, nel mezzo tra il Cavone 14 e la faglia che si attivò nel 2012”. Il test Cavone, pertanto, per la Dottoressa Quattrocchi è “quasi inutile”!

Possibile mai che scienziati internazionali della Commissione ICHESE e nazionali della commissione Terlizzese (il prof. Paolo Gasparini è membro di entrambe insieme con l’ing. Terlizzese) abbiano pensato di fare svolgere prove inutili? Sembrano inutili, invece….servono a discolpare le compagnie petrolifere, che hanno utilizzato il giacimento Cavone, da ogni responsabilità circa l’attivazione della prima scossa del 20 maggio 2012. Infatti, i primi risultati della sperimentazione, sono stati subito ripresi dalla stampa con articoli che evidenziano l’assoluzione delle compagnie petrolifere.

I dati che libererebbero da ogni responsabilità le operazioni petrolifere nel giacimento Cavone, sarebbero i seguenti:-non sono stati riscontrati fenomeni di interferenza fra il pozzo reiniettore Cavone 14 ed i pozzi produttori circostanti; -l’iniezione d’acqua durante la vita del campo di Cavone non ha causato pressurizzazione del sistema e, a oggi, si ritrova la pressione iniziale (pressione originaria di giacimento); – è stato possibile stimare che la variazione di pressione risulta non significativa già sul pozzo più vicino Cavone 3, distante circa 500 m dal pozzo Cavone 14, mentre si annulla sui pozzi più lontani ed ai bordi del giacimento.

In parole povere i dati “originali” dimostrerebbero che i fluidi iniettati nel pozzo 14 non causano modificazioni nei pozzi circostanti, quindi i fluidi nel sottosuolo non possono essersi dispersi fino ad attivare il primo terremoto del 20 maggio 2012 distante circa 20 km.

Mi trovo d’accordo con la collega Quattrocchi circa la inconsistenza della scoperta. E’ noto da anni che non vi è collegamento tra il pozzo di reiniezione Cavone 14 e quelli circostanti dove non sono state registrate modificazioni in seguito al pompaggio di fluidi. Lo si può leggere anche su una nota di ARPA sezione di Modena del 5 luglio 2011 (prot. 2011/9905) “Considerazioni sulle prescrizioni del pozzo di reiniezione acque in unità geologica profonda.Cavone14, prescrizione 6, si evince che “ulteriore conferma della scelta dell’unità geologica profonda per le sue caratteristiche di recettività e di non interferenza con il resto del giacimento è evidenziata dall’andamento erogativo dei pozzi limitrofi che non è stato interessato dall’attività di reiniezione in corso da circa tre decenni”. Quindi era noto che iniettando fluidi nel pozzo Cavone 14 niente sarebbe stato registrato nei pozzi vicini. Ma allora a che è servita la sperimentazione? Sicuramente ad assolvere l’attuale proprietà e le precedenti del giacimento, il che non è poco come risultato! Certo che tutta l’operazione è originale. Molto originale.

I membri dell’ICHESE mettono la pulce nell’orecchio che le attività nel giacimento Cavone possono essere co-responsabili dell’attivazione della scossa del 20 maggio 2012, avendo già tra le mani i dati misurati dalle società che hanno gestito il Cavone e, si presume, anche i verbali di ARPA Modena. Quindi sapevano già che tra il pozzo 14 e quelli vicini non c’era connessione. Se quelli ottenuti con la sperimentazione Cavone sono dati ritenuti sufficienti ad assolvere le attività petrolifere, visto che questi elementi erano già noti, si poteva escludere una co-responsabilità già nelle conclusioni del rapporto ICHESE!

Perchè non lo hanno fatto, allora? Mistero! Non se la sono sentita? Temevano di non essere credibili? Mi rifiuto di pensare che abbiano messo su una strategia che facesse perdere alcuni mesi. Occorreva forse un diversivo? Tipo la commissione Terlizzese che trovasse, finalmente, quella che pur essendo “acqua calda” è comunque utile per “lavare” ogni responsabilità? Certo che le prove eseguite sono “ingenue”, se già si sapeva della non connessione.

I pozzi attorno al pozzo 14 non circondano il pozzo di reiniezione; sono disposti su un allineamento lungo l’asse della struttura che è suddivisa in vari blocchi da varie faglie. Senza il modello strutturale del sottosuolo (che deve essere messo a disposizione degli studiosi che trasparentemente possano verificare come stiano i rapporti nel sottosuolo) ci si deve fidare di quello che dice la compagnia che, guarda caso è proprio quella che potrebbe essere co-responsabile.

E’ evidente che ricercatori indipendenti e trasparenti prima di accettare come “prove buone” i dati della sperimentazione Cavone ci devono vedere chiaro. Altrimenti si fanno atti di fede! Non a vantaggio della sicurezza di tutti i cittadini ma solo degli interessi della società. Per ora!

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