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Anffas: “Una grave sottrazione di diritti ai danni di un gruppo di persone con disabilità”

da | Nov 4, 2016 | Ultime news | 0 commenti

“Una grave sottrazione di diritti ai danni di un gruppo di persone con disabilità”. E’ quella denunciata da Anffas (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale e relativa alla rimozione di otto persone da alcuni Centri Socio-riabilitativi Diurni presenti nel distretto socio sanitario di Casalecchio di Reno.

“Alcune di queste persone con disabilità, già facenti parte loro malgrado di una situazione di disagio e marginalità, frequentano i centri diurni da anni, dalle ore 9.00 alle ore 16.00 tutti i giorni dal lunedì al venerdì, mentre il resto del tempo lo trascorrono nella Struttura Residenziale dove risiedono”, spiega una nota dell’associzione. “Di fatto, privarli del centro diurno equivale a recluderli 24 ore su 24 nella stessa sede, in preoccupante analogia con le vecchie strutture manicomiali che, ricordiamo, sono bandite in Italia da oltre 35 anni (legge n. 180/1978). Quello che ci preme sottolineare è che le strutture diurne svolgono funzione complementare ma diversa da quelle residenziali: forti della loro missione socio-riabilitativa, favoriscono e incrementano lo sviluppo di nuove competenze, l’allenamento e il mantenimento di quelle già possedute, la socializzazione, la cura di sé, l’inclusione sociale”.

Nei centri diurni le persone con disabilità grave e gravissima, grazie al lavoro di personale educativo e socio-assistenziale, possono fare grandissimi passi avanti. “Privare ora queste persone di quella che è a tutti gli effetti la loro routine giornaliera cancellerebbe moltissimi di questi passi avanti, oltre a costituire la perdita di diritti faticosamente conquistati”, come segnala Gabriella Romagnoli, presidentessa Anffas.

Da non trascurare poi il rapporto affettivo che in tanti anni di frequenza si è venuto a consolidare tra le persone che usufruiscono del servizio e gli operatori, importante sia sul piano umano sia in un’ottica di lavoro sulla socializzazione. “Perché, chiederete voi, tutto questo? Semplice calcolo economico: al posto dei ragazzi “rimossi”, ne verranno inseriti altri. Niente di male nel dare ad altre persone il diritto ad usufruire del centro diurno, se non fosse che, se la richiesta è tanta, la soluzione è rendere disponibili più strutture, non spostare le persone come fossero numeri o pedine. I calcoli economici ed i pani gestionali non possono ignorare così gravemente il progetto individuale di ciascun disabile né il fattore umano”, prosegue la nota.

“L’ente gestore non può rifiutarsi di obbedire ad una direttiva di questo tipo. E le famiglie di queste persone sono facilmente ricattabili perché vulnerabili. Come sempre, riscontriamo amaramente che in caso di tagli economici a fare le spese sono le fasce più fragili», conclude la presidentessa, augurandosi che questa vicenda di grave insensibilità e mala gestione dei protocolli riabilitativi abbia più visibilità possibile. E segnala che famiglie sono pronte a dare battaglia per vie legali.

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